|
NEI
BOSCHI DI MONFUMO CON IL CAMPIONE... di Matteo Grassi
Domenica
mattina ore 9 parcheggio il 'bolide' azzurro a lato
strada. mi affaccio dal finestrino e roby è già
lì che mi aspetta... "monta in auto e si va".
"gira
a destra, vai dritto, vedi lì quella casa... ci
abita caverzan, vai sempre dritto, vedi quella signora...
è una mia amica, è quella del salumificio, segui
la strada e poi gira a sinistra, sai io e lucio
ci siamo conosciuti a un pranzo (ti pareva, roby!),
ecco gira a destra nel cortile di ghiaia, ma prendila
larga che sennò stendi beethoven (il cane).
C'è
già una sw nera parcheggiata nel cortile di ghiaia,
scendiamo dall'auto e ci presentiamo davanti alla
porta di casa.
Viene
ad aprirci lucio, sì proprio lucio fregona campione
mondiale di corsa in montagna nel '95, pluricampione
italiano e vincitore di tutto e di più (dolomites
skyrace, cimbri, scarabozzi, ortles-cevedale, val
gardena, 4 luglio, vette feltrine...).
Entriamo
e troviamo tiziano (buon corridore di montagna,
5° ai cimbri quest'anno) ci salutiamo presentandoci,
ma già ci conosciamo almeno dal '99 quando abbiamo
fatto un buon pezzo della tre comuni insieme. poi
lui ha chiuso in terza e io in quarta posizione.
bei tempi!
Usciamo
in strada e non facciamo a tempo ad imboccare la
discesa che vediamo samuele, un ragazzo di monfumo,
che ci viene incontro per unirsi a noi. iniziamo
a correre in leggera discesa chiacchierando, ovviamente,
di corse e di f... finché arriviamo ad un prato
dove inizia il percorso della gara che lucio sta
organizzando.
Lasciamo
la strada e iniziamo a salire attraverso le vigne
fino ad addentrarci nel bosco dove il sentiero è
poco frequentato e incerto (lo tiene pulito correndo,
ma anche venendo a lavorarci con l'aiuto di altri
appassionati). entriamo in una valletta umida e
stretta dove dobbiamo saltare più volte un rigagnolo
(il muson) e superare delle balze rocciose arrampicandosi
qua e là anche con l'aiuto di una modesta scaletta
in legno. qui ci sarà una passerella, indica fregona,
per fortuna penso io barcollando sui sassi e andando,
con un balzo ardito, ad arrampicarmi sulle rocce.
riconosco delle gallerie scavate nelle pareti e
non faccio a tempo a chiedere che la nostra guida
ci illustra, con grande precisione, trattarsi di
vecchie cave di lignite utilizzate anche come rifugi
durante l'ultima guerra (*).
Continuiamo
a salire percorrendo una traccia che va su a tornantini
fino a sfociare in un panorama dove è d'obbligo
una sosta contemplativa: cima grappa, possagno (e
nonostante la mia formazione non sono il primo a
indicare il tempio canoviano!), il monte tomba e
la monfenera...
Si
riparte di corsa e, da qui in poi, la faccenda si
fa impegnativa. un saliscendi continuo, strappi
ripidi da affrontare di slancio e scivoli a toboga
in cui ci gettiamo a precipizio. lucio davanti,
poi tiziano e samuele, poi io e roby. ma roby taglia
un tornante e ridendo mi si mette davanti: sai qui
una volta io e il mio fratellino per poco non finivamo
in braccio a un gruppo di escursionisti!
Lucio
propone di salire a san giorgio, il colle più alto,
credo, degli asolani. l'unico che tira indietro
è roby che evidentemente accusa un po' di stanchezza
dalla sfacchinata di ieri a belluno con il costume
di babbo natale.
La
salita al colle non è dura ma l'affrontiamo in velocità
e quando arriviamo in cima mi sento catapultato
dal bosco sulla valle di maser. a lato del tempietto
neoclassico una struttura in acciaio ospita una
campana. samuele agita la corda e la fa suonare.
Si
riparte di nuovo a tutta nei boschi: discese, ancora
salite (ma quante ce ne sono?) sentieri in costa
strettissimi e anche un po' esposti che seguono
la forma nervosamente sinuosa del colle: curva e
controcurva, destra-sinistra, lungo il continuo
susseguirsi delle insenature. all'inizio fatico
a tenere quella velocità, ma poi ci provo e, quasi
quasi, ci riesco anch'io a precipitarmi in caduta
libera, aggrappandomi agli arbusti quando i piedi
'volano' sulle foglie di quercia.
Tornati
sulla strada, per fortuna, ci diamo una calmata
e rincasiamo tranquilli affrontando l'ultimo chilometro
in salita che il campione sa percorrere a 3'20".
ipse dixit!
Cambiate
le scarpe e i vestiti accettiamo l'invito ad entrare
per una tazza di tè caldo. ci facciamo strada fra
i mille trofei, le coppe, le targhe e i ricordi
delle numerose vittorie e, raggiunta la tavola,
troviamo non solo il tè ma anche una torta alla
ricotta, squisita, preparata dalla moglie che ce
la serve e ci fa compagnia mentre ci ristoriamo.
100.000 METRI
...di Daniele
CESCONETTO
Dopo tanto salire, eccomi arrivato “alla cima” a firmare il
libro di vetta. Non una vera e propria cima, ma lassù ai 100.824 m. di
dislivello nel 2007 l’aria è rarefatta. Una meta che mi ero prefissato ad
inizio stagione ( visto il fitto programma di competizioni trail ), e una sorta
di stimolo in più per potermi preparare adeguatamente all’appuntamento più
importante; Ultra Trail Mont Blanc ( UTMB ).
E’ stata una sfida personale contro la forza di gravità e i
miei 80 kg di peso da portare verso l’alto, una partita giocata soprattutto
nella Foresta del Cansiglio ( dove ormai mi conoscono anche le volpi e i galli
forcelli ), raggiungendo ad oggi 02 dicembre per ben 34 volte Forcella Pizzoc
…. e manca ancora un mese a fine anno. Ma il lungo viaggio trail per sentieri,
è passato anche per il Belgio con La Magnetoise; la Francia con il Bianco; la
Liguria con La Via Marenca; l’Abruzzo con i Marsi; l’Emilia Romagna con il
Ventasso fino ad arrivare nei sentieri di casa sulle Tre Cime di Lavaredo e
l’Ecomaratona dei Cimbri.
La salita più dura? Sicuramente al UTMB il Gran Col Ferret;
una salita di 4 km e 800m. di dislivello circa, dopo 94 km di gara. A dir poco
interminabile !!. Ma non scherzava neppure La Bovine dopo 125 km.
Visto che anche questo obiettivo è stato raggiunto, giriamo
pagina che il 2008 è alle porte e altre sfide ci aspettano !!
AUTUNNO
SULLE PREALPI TREVIGIANE... di Matteo Grassi
Sono
le 8 di mattina e il termometro dell'auto oscilla intorno
allo 0. fresco per essere ancora ottobre. l'aria è pulita
e il sole inizia a dare vita ai colori dell'autunno.
Vedo
una chiesetta neoclassica sulla destra e sulla sinistra
un parcheggio. è la chiesa della madonna del caravaggio
nella frazione san vito di valdobbiadene (tv). mi tolgo
un po' di strati, do un'ultima occhiata alla guida.
Inizio
a correre piano per scaldarmi. tengo le mani coperte
dalle maniche lunghe della maglia alla ricerca del sentiero.
proseguo lungo la strada provinciale e trovo la chiesa
principale di san vito e quindi il sentiero 1012. siamo
a quota 229 m s.l.m.
Inizio
a salire nel bosco lungo stradine di sassi, o di cemento,
poi lungo sentieri e prati.
Già
alla prima tappa, monte perlo q. 610, il panorama è
mozzafiato con l'aria così tersa e la luce ancora radente
del mattino. il piave, il montello, i colli asolani,
a destra il grappa con alano, schievenin e quero, sullo
sfondo i colli euganei e i colli berici... la laguna.
un sospiro e poi di nuovo a salire per sentieri, tra
foglie morte, castagne, funghi e sorprendenti fiori
colorati di rosa, lilla e giallo. si sale ancora, su
dritti per i prati lungo il crinale della montagna,
poi ancora bosco fino a lavel bass q. 1363. vedo con
sorpresa un altro corridore davanti a me, lo raggiungo
e scambio qualche parola, gli chiedo anche indicazioni
per la meta. percorriamo insieme un sentiero che taglia
in costa la montagna raggiungendo una sella da cui si
vede la cima con la croce. il runner mi indica la via.
poi ci salutiamo. aggiro una 'posa' (o 'lama' = lo specchio
d'acqua circolare dei pascoli pedemontani) e corro in
compagnia di un gruppo di vacche un po' scosse dalla
mia presenza. poi loro scendono lungo il prato e mi
lasciano libero il passaggio fino alla prossima sella.
ho traversato monte barbaria q. 1464 e vedo davanti
a me le costruzioni di malga mariech, che vado a raggiungere.
piego allora a sinistra a risalire il crinale di monte
mariech q. 1502, quindi dopo una leggera discesa, aggiro
l'ennesima lama e su per il prato alla cima del cesen
q. 1570.
Il
panorama spazia a 360° dalle dolomiti bellunesi e il
lagorai alla fascia pedemontana, delle colline fino
alla pianura e alla laguna. fa freddo però.
Scendo
a malga mariech e mi rifocillo con un po' d'acqua e
due fette di pane: che buono!
Poi
giù a ritroso per prati e boschi, fino a calare sui
tetti delle case e riaddentrarsi nelle vie. infine all'auto
dopo tre ore circa di corsa solitaria.
Ecomaratona dei
Cimbri 2007...di Daniele
CESCONETTO
E’ una notte di mezza estate e, impegnato nella classica
uscita notturna pre-UTMB, vallicata F.lla Pizzoc (1515 m.) mi addentro in uno
dei luoghi più misteriosi dell’altopiano del Cansiglio: la riserva Millifret.
Una fittissima faggeta all’apparenza impenetrabile, che
nasconde aneddoti e misteri.
Percorro un sentiero illuminato dalla frontale e mi sento
osservato. Mi giro intorno per cercare di intravvedere qualcosa nell’oscurità,
e occhi misteriosi riflettono la luce scrutando questo essere venuto da chissà
dove.
Continuo sul sentiero quando, con un balzo mi appare il
Mazzariol… il Mazzariol è il leggendario folletto che da sempre popola la
foresta del Cansiglio. Dal carattere solitario e scherzoso, non perde occasione
per combinarne di tutti i colori, di cotte e di crude.
Ci sediamo su di un masso e comincia a raccontarmi le storie
che popolano questi luoghi… leggende che fanno parte della storia della foresta
incantata. Mi confida di essere pentito del fatto di aver portato il brutto
tempo nelle passate edizioni dell’ecomaratona dei Cimbri e, per farsi perdonare
mi dà la sua parola di fare del proprio meglio perché questo non succeda anche
quest’anno.
E cosi… detto fatto!
Finalmente dopo 2 anni di acquazzoni e vento gelido, ecco il
meteo che merita una manifestazione di questo livello. Una giornata splendida
ha fatto da cornice alla 4° edizione dell’Ecomaratona dei Cimbri permettendo
all’organizzazione di operare “all’asciutto”.
Un’organizzazione impeccabile, a cura degli amici Gianni e
Stefano, della Proloco di Fregona e di numerosi volontari dislocati su tutto il
percorso.
Quest’anno quassù hanno fatto le cose in grande (e il futuro
si preannuncia ancora piu’ grande) iniziando fin dal venerdì sera con
l’intrattenimento dei trailer attraverso filmati inerenti la montagna ed il
Cansiglio.
Arriviamo cosi a domenica mattina 16 settembre, con davanti agli
occhi ancora il sabato sera e 300 ecomaratoneti provenienti da tutta Italia (a
stabilire il nuovo record di partecipazione della manifestazione trevigiana),
pronti a scoprire correndo questo angolo d’Italia.
Per quello che riguarda i miei propositi cronometrici… per
questo 2007 non potevo che essere piu’ che soddisfatto per quello che avevo già
fatto e non domandare altro che passare una splendida giornata in compagnia di
tanti amici, in quella che ho battezzato “la mia palestra”.
L’aria di casa però mi ha giocato un piacevole scherzetto e
così, fin dalla partenza, mi sono ritrovato a combattere con il gruppo di
testa, almeno finché il sentiero lo permetteva. Dopodiché tutti al proprio
passo e “buonanotte suonatori!”.
Scollino a forcella Pizzoc (10,6 km) dopo 1h26m in 12°
posizione (lo stesso tempo della scorsa edizione) e via a tuffarmi nella magica
foresta.
Ripercorro il sentiero “del Mazzariol” e provo a guardare tra
i faggi se intravvedo il suo caratteristico cappello rosso… ma niente…
Sento comunque la sua presenza da qualche parte, magari
appollaiato su qualche ramo a gustarsi lo spettacolo del trail. In un
susseguirsi di sentieri, strade forestali tra il bosco ed i pascoli, eccoci al
passaggio di Cadolten 34 km (dopo 3h28m), dove mancano 8 km di strada sterrata
più o meno ripida (perfetta per distruggere le ginocchia e lasciare sui sassi
le ultime forze residue).
Sento che ormai “sono alla frutta” e cosi cerco di mantenere
a fatica una buona andatura, fino a passare sotto lo striscione dell’arrivo in
4h00m03’ in un’ottima 9° posizione… impensabile un risultato del genere alla
partenza.
Continua cosi il mio stato di grazia, neppure sua maestà Il
Bianco è riuscito a fermarmi !!!
Si chiude cosi un fantastico fine settimana tra amici, da
mettere nell’album dei ricordi più belli, ai piedi del Cansiglio Nostra
Signora.
UTMB
2007
...di Daniele
CESCONETTO
Il giro del Monte Bianco, è un
itinerario permanente che gli “escursionisti normali”, effettuano nell’arco di più
tappe bivaccando in tenda oppure pernottando nei vari rifugi che si trovano
lungo il cammino. Questo finché, 5 anni fa, qualcuno ha avuto la brillante idea
di organizzare un’ultra trail da compiere al massimo in 46 ore.
A pochi anni dalla nascita,
questo evento è diventato un appuntamento cult nel panorama dell’ultramaratona europea
e mondiale, richiamando a Chamonix migliaia di atleti.
Per rendere meglio l’idea, per questa
edizione 2007 le iscrizioni si sono chiuse dopo 8 ore dall’apertura, per il
raggiungimento del numero massimo di 2500 iscritti.
Il percorso ripercorre il
perimetro della cima più alta d’Europa per un totale di 163 km e 8900 m. di
dislivello. In pratica, un viaggio a piedi sulle orme di quello che è già
diventato un mito non solo per l’alpinismo e l’escursionismo, ma anche per chi,
della corsa senza fine ha fatto uno stile di vita.
Partenza venerdì 24 agosto ore
18.30 in un’atmosfera surreale con l’adrenalina a mille tra 10.000 spettatori
accalcati sull’incantevole centro di Chamonix, e mi ritrovo attorniato da ultratrailer
provenienti da tutto il mondo.
Sembrava quasi di essere ad un
mondiale di trail, visto che c’era il meglio che si può trovare in
circolazione; solo per fare qualche nome Marco Olmo, Vincente Delebarre,
Gailord Thorpe, Dawa Sherpa, Christophe Jacquerod e Dean Karnazes… tutti
fenomeni che non hanno bisogno di presentazioni. Durante questi anni di
ultramaratone ho provato una miriade di sensazioni ma questa volta l’emozione
e’ stata talmente intensa che a stento ho trattenuto le lacrime, quello che non
sono riusciti a fare alcuni atleti che avevo al mio fianco e molte persone del
pubblico… i discorsi di rito con in sottofondo una musica da gladiatori e, ….. la “battaglia” ha inizio!
Essendo sulle prime posizioni,
anche se la corsa era lunga 163 km, è impossibile partire piano con
l’adrenalina a mille nelle vene e cosi, bastoncini in mano, a tutta almeno finché
non siamo usciti da due ali di folla.
Mi ritrovo cosi per i primi 8 km
in compagnia di Marco Olmo, che con il suo andare “tranquillo” si lascia
sfilare da tutti gli altri pretendenti alla vittoria finale; sicuro che “ tanto
dopo li prendo tutti !!!“. Scambiamo qualche battuta finché arriva la prima asperità,
“La Charme” e cosi io cammino e lui corre: “Bon vojage Marco !!”.
Una salita di 10 km e 852m di
dislivello in gran parte su pista da discesa e con un panorama mozzafiato su sua
maestà il Bianco versante francese a salutarci. Questo è stata l’ultimo
paesaggio che sono riuscito ad ammirare nel giorno di venerdì 24 agosto, visto
che dopo 7 km di discesa sempre su pista, sono calate le tenebre della notte e
cosi anche il buio più totale.
Al 20 km a Saint-Gervais un bagno
di folla trasforma il piccolo paese alpino in una torcida brasiliana… da
brividi.
Ormai è buio pesto ed approfitto
per accendere la frontale. Un mangia e bevi fino a Les Contamines (30 km) a
1150 m dove attacca la Croix du Bonhomme (2479 m) di 13 km.
Manca poco alle 22.00 e al
controllo del chip, ecco lo stop per controllo del materiale obbligatorio nello
zaino, comincia a fare freddino e cosi mi metto in versione invernale: via
pantaloncini corti e t-shirt e su pantaloni lunghi, pile e k-way… dopo circa 10
minuti riparto e UTMB (Ultra Trail Mont Blanc ) entra nel vivo.
La salita all’inizio non era
impossibile, ma noto che sono l’unico che corre, gli altri sono tutti al passo.
Qualche tornante e faccio un esame di coscienza e decido che probabilmente c’è
un “perché”, mi adeguo ai maestri francesi dell’ultramaratona e a passo spedito
sotto la spinta dei bastoncini, procediamo verso la vetta. Scende la notte, è la
luna piena a tenerci compagnia sotto un cielo stellato, un vento gelido in viso
a tenerci svegli e il pensiero a casa a chi sta seguendo la gara (con il
pensiero o su internet) di questi gladiatori del tempi moderni.
Raggiungo la cima verso 00.30 e
seguo le luci che mi precedono in discesa.
Qualche centinaio di metri e…
comincia una discesa che si vede solo nelle skyrace di 20 km tecnica, ripida e
in gran parte su un torrente che scende dal ghiaccio.
Ogni tanto sento il crepitio dei
bastoncini che sbattono nella pietraia e il francese di turno che vola
ginocchia all’aria. L’imprecazione più comune: MERD !!!
In qualche modo e molto
lentamente arrivo a Les Chapieux ( 1546m.) dove parte Col de la Seigne (2516m).
10 km di lunghezza e circa 1000m di dislivello dove capisco perché i francesi
in salita camminano… perché e l’unica cosa da fare se si vuole arrivare a
Chamonix con le proprie gambe. Dopo qualche km ecco le prime crisi: a circa
2000 m trovo seduto in un masso tra la neve, un atleta che paga il conto di
“una partenza troppo allegra” in pantaloncini e maniche corte, gli chiedo se ha
qualche problema e mugugna qualcosa di non ben decifrabile. Poco più avanti un
altro… e poi un altro ancora: la dura legge di sua maestà il Bianco cominciava
a mietere vittime.
Le ore passavano e, scollinata la
Seigne, raggiungo Courmayeur alle prime luci del giorno verso le ore 06.00 (77
km dalla partenza) dove trovo una ragazza giapponese che dorme sul ciglio della
strada con lo zaino sulla schiena.
Il centro cittadino,
desolatamente vuoto, fa da attacco al rifugio Bertone (1989m), 5 km di salita
su sentiero modello “non finisce mai !!!“ e poi su falsopiano fino al rifugio
Monatti: anche se sento che comincio a dare segni di squilibrio e ad essere
cotto, noto tristemente che il versante italiano è quello più sporco con
confezioni di generi alimentari sparsi un po’ dappertutto sul sentiero... che
caso !!!
Arrivo al Bonatti in piena crisi
di fame, mangio tutto quello che mi era rimasto nello zaino con obiettivo il
fondo valle Arnuva. Avevo sentito parlare “male” di quello che ci aspettava
dopo Courmayeur ma non pensavo fosse cosi duro.
Ad Arnuva (1769m) comincia la
salita più dura: Gran Col Ferret (2537m).
Una salita di 3,5 km modello “direttissima”
da incubo, infinita, che dopo 94 km sulle gambe… e indescrivibile !!!
A fatica arrivo in cima, comincio
la discesa e sono talmente fuori uso che non riesco quasi più a correre nemmeno
in questo terreno.
Penso che non e’ possibile (mi
mancano più di 60 km all’arrivo) e cerco di trovare una tecnica per rimediare
alla situazione: porto il peso in avanti e con i bastoncini faccio in modo di
non cadere.
Vado ormai avanti per forza
d’inerzia e tra una salita, discesa, salita e discesa arrivo a Chapieux-Lac 122
km dalla partenza.
Ormai non mi rendo nemmeno conto
che ore sono, sento solo che fa un freddo bestia.
Controllo l’orologio e sono le
15.00 e un sole stupendo con circa 25° gradi… sono sempre più fuso che, sono
costretto a rimettermi addosso i pantaloni invernali che avevo tolto al rifugio
Bertone. Tempo di mangiare qualcosa e riparto.
Vedo che non e’ che i miei
colleghi se la passino meglio di me: piedi distrutti dalle vesciche, crampi e
schiene distrutte dallo zaino.
Dopo tutto io non sto poi cosi
male, semplicemente non vado più avanti… in compagnia di un ragazzo svizzero e
un francese comincio la “Bovine”: salita modello “ arrampicata-ferrata”.
Ormai mi trascino solo con la
forza di volontà, Trient 137 km, salita della Catogne, Vallorcine 147 km,
Argentiere 153 km …… 10 km all’arrivo… ormai e’ fatta!
Compongo un treno in compagnia
dello svizzero e con l’aiuto dei bastoncini anche in pianura, riusciamo a
correre fino alla periferia di Chamonix, mi parla in inglese ma, nelle ultime
ore non capisco nemmeno l’italiano figuriamoci l’inglese !!!
Andiamo al passo per qualche
centinaio di metri, per gustare questi ultimi minuti di queste 29h 35’ 05” dove
si sono raggruppate tutte le sensazioni e emozioni che un ultramaratoneta può
provare.
Ho schedato due categorie di
atleti che partecipano a quest’avventura:
la prima sono “i fenomeni”, che
sono i primi 30 classificati e cioè i nomi sopraccitati;
la seconda sono “ quelli con le
palle quadrate “; a questi la classifica conta ben poco, la sfida è contro se
stessi, costretti ad interminabili camminate per raggiungere la cima, ed
interminabili camminate per raggiungere il fondovalle e questo fino alla fine
entro il tempo massimo… come dicono i francesi: “chapeau”, giù il
cappello!!!.
Sarà impossibile vedere ancora
quello che ho visto in questi due giorni: alla partenza, parenti e amici con le
lacrime agli occhi; sul finale concorrenti che si sono trascinati all’arrivo
con la sola forza mentale e scoppiare in un pianto liberatorio.
Questa e’ una delle mie vittorie
personali più belle e, di solito, le vittorie vanno dedicate.
Io questa la voglio dedicare a tutte
le persone che durante questi anni ho conosciuto e che in qualche modo hanno
“creato” il Daniele Cesconetto che conoscete adesso.
Con i miei Amici con cui
condivido questa magnifica passione che e’ la corsa sulle lunghe distanze…
Con chi mi alleno durante la
settimana…
Con chi condivido, durante i fine
settimana, ore ed ore su sentieri e asfalto in giro per l’Italia..
Con chi mi ha accettato per
quello che ero, ma anche con chi non lo ha fatto ……..
Con Paolino, Remo, Ivan, Gianni,
Stefano, Enrico, Lorenzo, Alessandro, Marco ……
Con Mario Pisani, Roberto e Alfio
che non ci sono piu’ ma….. che stanno sicuramente organizzando qualche
ultramaratona lassù …
Ma anche…
Con chi alla mattina beve il
caffè nel bicchiere e guarda i dvd di Lupin …..
Con chi porta a passeggio il cane
tre volte al giorno …..
Con chi mangia solo pizza margherita
o melanzane grigliate …
Che a modo loro corrono con me….
Con chi mi accetterà (almeno lo
spero) per quello che sono …
J’LL NEVER
RUN ALONE
La
Camignada 2007 - l'ultima fatica...di Daniele
CESCONETTO
La
Camignada, meglio conosciuta tra i podisti trevigiani
come la "sei rifugi", è sicuramente tra le
piu’ conosciute competizioni non competitive del Veneto.
Nata
nel 1973 con 153 partecipanti, dal 2003 per motivi di
sicurezza il numero di partecipanti e’ chiuso a 1000
unità, lievitati in seguito a 1200.
Tra
questi si possono trovare amatori della montagna, escursionisti,
podisti, ultramaratoneti e skyrunner.
Il
percorso collega il lago di Misurina ad Auronzo per
un totale di 32 km passando per “i sei rifugi” in un
percorso in parte ammirato poche settimane fa’ durante
la Lavaredo Ecomarathon (organizzata dallo stesso Simone
Brogioni, che collabora con la Camignada).
Prendendo
spunto dal volantino ufficiale della manifestazione
ecco le caratteristiche del percorso:
partendo
dal lago di Misurina si percorre la strada asfaltata
che porta alle Tre Cime di Lavaredo e al casello
di pedaggio si devia sul sentiero 101 che costeggia
il Cadin delle Bisse fino al primo posto di controllo
al Rif. Auronzo (m. 2333).
Si
continua per la carreggiabile per il Sacello Madonna
della Croda fino al Rif. Lavaredo (m. 2344), primo posto
di ristoro. Essendo in tenuta da UTMB di fine agosto
(Ultra Trail Mont Blanc 163 km e 8900 m. disl.), ho
tutto quello che mi serve in spalla e cosi proseguo
sul tracciato per il sentiero 104 fino a valicare Forcella
Lavaredo (m. 2454) in un quadro meraviglioso (vista
la giornata limpidissima senza nuvole all’orizzonte)
di "crode", tra cui la visione della pareti
nord delle Tre Cime di Lavaredo.
Passando
sotto alle pareti della Croda del Passaporto e del Paterno,
in leggera salita si giunge alla Forcella Toblin con
il Rif. Locatelli ( m. 2405 ), terzo posto di controllo.
L’itinerario
prosegue ad est sul segnavia 101, sotto i ghiaioni che
scendono dal Paterno, passando sopra l’Alpe dei Piani,
con i bellissimi laghetti omonimi.
Su
semplice mulattiera si perviene alla base di un valloncello
che si risale raggiungendo Forcella di Cengia (m.2528),
con il rifugio omonimo e quarto posto di controllo.
Si
scende poi leggermente su una cengia nella roccia scavata
dagli alpini e si attraversa il Passo Fiscalino (m.
2528).
Con
ripida discesa si raggiunge il Rif. Comici (m. 2224),
secondo posto di ristoro (dove faccio rifornimento delle
riserve idriche), per poi proseguire sotto il vastissimo
piedistallo ghiaioso della Croda dei Toni con successiva
salita dove si raggiunge quota m. 2431 dell’Alta Val
Giralba.
L’itinerario
ora prosegue in discesa nel grande anfiteatro di montagne
con il Lago Nero dove è situato il Rif. Carducci ( m.2297
), sesto posto di controllo e terzo posto di ristoro
dove “sbeccotto” qualche pezzo di cioccolato.
Da
qui tutta discesa, abbastanza dissestata su roccette,
su sentiero militare della Val Giralba , Pian delle
Salere fino a valle per poi proseguire fino ad Auronzo
su pista ciclabile che costeggia il fiume Piave.
...dopo
3h 57m ore termino cosi l’ultima uscita ufficiale di
rilievo sulle montagne piu’ belle del mondo in previsione
dell’UTMB.
Adesso
non mi resta altro che ricaricare le batterie nella
Grande Foresta del Cansiglio prima d’intraprendere l’ennesima
Avventura; probabilmente la più dura.
Come
c’è scritto indelebilmente "I’ll never run alone",
moralmente non sarò mai solo, saranno loro, gli amici
di sempre (quelli che da pochi anni conosco ma sembrano
secoli !!!!), a farmi forza nei momenti più difficili
(che sicuramente troverò) sul tetto d’Europa, gli amici
“del branco di lupi“ come mi piace descriverli.
Ad
aiutarmi ci sarà anche chi “non è di questo mondo fuori
dall’ordinario”, chi indossa le magliette di Lupin,
chi suona la chitarra e canta le canzoni sui gnomi della
Magica Foresta, chi frequenta la montagna “solo in discesa”
ma che a suo modo mi accompagnera’ e che un sincero
pensiero lo farà sicuramente.
I’ll
never run alone
Dolomites
Skyrace 2007 ...di Daniele
CESCONETTO
Lo
scorso anno, dopo aver letto vari articoli e soprattutto
ammirato vari servizi fotografici, mi sono iscritto
ed ho partecipato alla Dolimites Skyrace.
Non
e’ sicuramente la gara ideale per le mie caratteristiche,
vista la lunghezza del tracciato di “soli“ 22 km e di
conseguenza il ritmo di gara costantemente “fuori giri”,
ma poco importava perche’ lassu’ dove osano le aquile
sono stato stregato tanto da decidere di ritornare.
Da
quel poco che sono riuscito a capire su questo tipo
di manifestazioni di media lunghezza in alta montagna,
ho concluso che l’ideale per poter fare classifica e’
andare in salita con la forza di una capra e in discesa
con l’agilita’ del capriolo.
Se
della capra io ho solo la barba e del capriolo le gambe
lunghe con l’agilita’ di un elefante, e’ meglio mettere
da parte il cronometro (per non rischiare di rompersi
la testa !!!!) ed ammirare il museo a cielo aperto che
la natura ci offre.
Lo
spettacolo parte dall’incantevole cornice di Canazei
(1450 m) alle 08.30 e dopo qualche metro d’asfalto,
presa una strada sterrata, la via si fa’ piu’ erta.
Il
passo da ultramaratoneta prende il sopravvento e, inserita
la marcia ridotta, tra boschi e prati (che nella stagione
invernale si trasformano nelle affollate piste da discesa)
mi dirigo verso il leggendario Passo Pordoi (2239 m).
A
moderata velocita’ (molto moderata) arrivo finalmente
al primo obiettivo e, attraversata la strada asfaltata
che porta al giro dei 4 passi, il sentiero si trasforma
in un vero e proprio muro di ghiaia.
Qualche
metro di corsa e le gambe sono gia’ in acido lattico.
Mi
metto da parte e gli specialisti del cammino a passo
veloce cominciano a sfrecciarmi a fianco macinando metri
su metri.
Man
mano che lentamente salgo a zig zag nel bel mezzo del
ghiaione, la vista comincia a girovagare attorno alle
dolomiti... tornante dopo tornante spunta in alto proprio
sopra la testa, Forcella Pordoi (2829 m), dove con l’aiuto
della funivia "Sass Pordoi" si e’ radunato
un numeroso pubblico.
Ultimi
metri ed eccomi al secondo obiettivo... adesso viene
il bello !!!
Un
centinaio di metri di pianura ed in lontananza ecco
il mostro: una vera e propria terrazza "FRONTE
CIME" da scalare aggrappandosi sulle rocce e corde
fisse.
Un
calvario, ripagato pero’quando si arriva ai 3152 m del
Piz Boe’: uno scenario lunare spazia a 360° alla vista
dei 550 partecipanti.
Purtroppo
qualche nuvola di troppo rende la temperatura “rigidella”
e cosi devo ripartire lanciandomi “lentamente” in una
discesa vertiginosa nella selvaggia Val Lasties, tra
canaloni e ghiaioni. Seppur la mia andatura sia molto
prudente mi ribalto piu’ volte amaccandomi un po’ d’appertutto.
Tra
una caduta e l’altra finalmente il tratto di percorso
tecnico finisce e lascia spazio a semplici sentieri
tra i boschi che arrivano come una grazia dal cielo.
Acciaccato
e dolorante, ma ancora intero, arrivo a Canazei dopo
2h 56m, ben 9 minuti prima della scorsa edizione, con
la consapevolezza di aver vissuto un’altra grande giornata
ed aver toccato il cielo con un dito!
LA
VIA MARENCA ...di Daniele
CESCONETTO
97
km e 4734 m. di dislivello… non sono dei numeri sparati
a casaccio, ma sono semplicemente i numeri che ha tirato
fuori dal cilindro quel fenomeno di atleta di Lorenzo
Trincheri nell’organizzare il primo ultra trail sopra
i 50 km svolto interamente in Italia. Come si poteva
mancare ad una competizione che e’ gia entrata nella
storia dell’ultramaratona ?
E
così, finita la quotidiana giornata lavorativa, sabato
21 luglio si parte alla volta di Dolcedo (Imperia) e
i circostanti monti dove avra’ sede la “ 1° Battaglia
Imperiale” ovvero “La Via Marenca, la via che porta
al mare”.
Circa
6 ore di viaggio e, arrivati a destinazione, non ci
resta altro che aspettare pazientemente, preparando
gli ultimi dettagli, la mezzanotte ora di partenza.
Ho
vissuto personalmente questa competizione, oltre a essere
una vera e propria avventura, come ultimo banco di prova
di un certo livello prima di intraprendere il lungo
….. anzi lunghissimo “viaggio” all’Ultra Trail Mont
Blanc.
Quattro
chiacchiere e una bella mangiata con un pasta party
al pesto ed eccoci nel suggestivo borgo della Val Prino,
carichi di adrenalina come dei boiler (come dice il
buon Luca Zava). Sara’ la sincera amicizia che mi lega
al Trik, ma era da tempo che non sentivo le sensazioni
che ho provato negli ultimi attimi che precedevano la
partenza. Zaini, ghette, berretto, pila frontale accesa
(casco allacciato e luci accese anche di giorno !!!)
e come un centinaio di cavalli imbizzarriti partiamo.
Qualche
passaggio nel suggestivo centro storico di Dolcedo e
si lascia la strada per cominciare l’impresa con la
"I" maiuscola.
Il
primo obiettivo era quello di arrivare al monte Saccarello
al 37° km conquistato dopo 6 ore, che con i suoi 2200
m di altitudine era il punto piu’ alto di tutto il percorso.
Tra
strade forestali, mulattiere e sentieri piu’ o meno
tecnici, il viaggio continuava verso Caserme di Marta
(1983 m).
Lunga
discesa di 12 km su pietre ed eccomi all’attacco della
penultima salita, il monte Ceppo (1627 m).
Il
sole già alto cominciava a dare i suoi effetti e dovevo
cosi centellinare le mie riverve d'acqua, onde evitare
spiacevoli sorprese.
Pensavo
costantemente a una Red Bull fresca o alla meno peggio
a un’acqua e menta (con acqua naturale !!!!), ma all’orizzonte
non vedevo altro che boschi e boschi. Arrivo a valicare
il Monte Ceppo con una temperatura infernale e dopo
una doccia con tanto di zaino in spalla riparto verso
l’ultima asperita’: il Monte Veina a 992 m.
Altra
lunga ripida discesa su cemento fino all’abitato di
Badalucco ed ecco davanti La Bestia.
Questa
ultima salita l’avevo provata in compagnia di Lorenzo
a gennaio durante una breve ricognizione del percorso
e già si poteva capire la difficolta’ di questi 8 km…
affrontati dopo circa 80 km sulle gambe.
Tra
lunghi tratti al passo e pochi tratti di corsa (sofferta
!!!), un cartello rigenerante che citava “100 metri
al Passo Veina – Ristoro“ mi faceva capire che l’impresa
era li a pochi passi. Una decina di km su pietraie ed
eccomi in solitaria dopo 13 h 09', a completare una
delle gare piu’ dure a cui abbia preso parte tra le
150 che ho concluso.
Si
dice che nella vita ci sono 10 cose da provare; una
e’ guidare una Harley Davidson, una terminare la Marathon
Des Sables, la 9 Colli running e... La Via Marenca !!!!!
...per
le altre 6 a voi la scelta.
Ecomaratona
Del Ventasso 2007 ...di Daniele
CESCONETTO
Era
da qualche anno che non partecipavo a questa manifestazione,
ma durante questo 2007, visti i miei programmi off-road,
non potevo di certo mancare in compagnia di Iron Ivan
Cudin a questo appuntamento, che in poco tempo si e’
meritatamente ritagliato (vista la qualita’ dei servizi
offerti ai partecipanti) uno spazio di prim’ordine nel
panorama del trail running.
Sotto
la regia di Vincenzo e Rosy, questa ecomaratona che
fa parte del circuito nazionale insieme all’ecomaratona
dei Marsi, Madonie, Cimbri e Chianti, ha battuto i precedenti
record di partecipazione portando ai nastri di partenza
ben 353 ecomaratoneti, che si sono dati appuntamento
nel piccolo paese di Busana per trascorrere un fine
settimana all’insegna del "correre tra la natura".
Alle
08.30 e con una meravigliosa giornata estiva, dopo qualche
colpo a vuoto della pistola dello starter, si parte
su ritmo allegro andante.
I
primi 13 km sono una sorta di aperitivo su continui
saliscendi e salite di media difficolta’ fino all’attacco
del tirone (come lo chiamano da queste parti).
Dopo
aver attraversato il caratteristico abitato di Casa
Manari ecco che, inserito il rampichino, si “lascia
la strada e si segue la traccia” addentrandoci a piccoli
passi in un fitto bosco.
Il
sentiero “ pedalabile “ a volte si inerpica ripido e
costringe anche il piu’ volenteroso podista ad andare
al passo e riprendere a corricchiare dove la pendenza
e’ meno aspra.
Tutto
questo fino al 21 km dove in localita’ S.Maria Maddalena
a quota 1504 scolliniamo e dopo qualche centinaio di
metri ecco che si aprono al nostro sguardo suggestive
vallate che spaziano a 360° nel parco naturale tosco-emiliano.
E
queste cartoline naturali, sono una piu’ che valida
motivazione della nostra presenza in questo tipo di
manifestazioni.
Giu’
in discesa fino al Lago Calamone, per poi risalire per
un paio di km su di un prato dove il sole cominciava
a farsi sentire.
L’unico
tratto d’asfalto, in discesa, ci porta oltre il 30°
km (se la memoria non m’inganna con i numeri….. e probabilmente
anche la stanchezza che cominciava a fare la sua presenza
!!!), dove bisogna raschiare il fondo del barile e attingere
alle ultime forze per percorrere circa 6 km di strappi
impegnativi su di una strada sterrata che fortunatamente
è ben coperta dal bosco.
Si
arriva in qualche modo al 39° dove ci aspettano solamente
3 km di discesa e terminare l’ennesima esperienza dopo
3h 59m 59s.
Adesso,
per quanto riguarda il circuito ecomaratone d’Italia,
tutti all’Ecomaratona dei Cimbri il 16 settembre, per
vivere una meravigliosa giornata nella magica foresta
del Cansiglio. Per maggiori dettagli e iscrizioni www.ecomaratonadeicimbri.it
1°
LAVAREDO ECOMARATHON 2007 ...di Daniele
CESCONETTO
Sulla
strada che da Misurina porta al Rifugio Auronzo, sede
di partenza e di arrivo della manifestazione, propongo
di mettere un cartello (ovviamente in legno) con scritto
"BENVENUTI IN PARADISO"... perche'
lassu' tra le montagne più belle del mondo i panorami
sono dell'altro mondo!
Sul
volantino pubblicitario della 1° Lavaredo Ecomarathon,
l'organizzatore Simone Brogioni ( che organizza anche
La Camignada del 05 agosto ) ha descritto la sua perla
come " la più alta, la più dura, la più bella ".
Adesso
che personalmente l'ho portata a termine, posso semplicemente
dire che questa manifestazione è unica sia per quanto
riguarda l'ambiente dove si snodano i 46 km di lunghezza
e 2500 m. di dislivello, che per quanto riguarda il
vero spirito d'avventura del trail.
Non
ci sono ristori e gli unici punti d'appoggio per riempire
le riserve d'acqua sono le numerose sorgenti e torrenti
che sgorgano da queste meravigliose cime. Di conseguenza
è obbligatorio indossare lo zaino e allacciarsi le cinture
perché si riparte con obiettivo l'edizione 2008.
n.b
Dopo la deludente esperienza al Cromagnon (corsa annullata
dopo 16 km dalla partenza per maltempo?!?!? No comment
!!!!), ci voleva proprio una manifestazione organizzata
in modo impeccabile come questa.
TRA
LE NOTE DELL'ORGANETTO ABRUZZESE ...di Daniele
CESCONETTO
Uno dei miei appuntamenti durante il 2007 è la
partecipazione al Circuito delle Ecomaratone, che consiste nel portare a
termine almeno 4 competizioni delle sei presenti nel calendario nazionale.
La 2a tappa è l’ormai collaudata ecomaratona dei
Marsi, arrivata alla 12a edizione.
Vista la distanza da casa (circa 650 km), avevo sempre
accantonato l’idea di questa trasferta… e così questa è stata la mia 1a
partecipazione all’eco-competizione in terra abruzzese.
Partenza di buon’ora il sabato mattina in compagnia di Stefano
“el cimbro” (che con Gianni è organizzatore dell’Ecomaratona dei Cimbri del 16
settembre prossimo), di Paolo Bertoli e Ivan Cudin con direzione verso sud.
All’arrivo nel primo pomeriggio, siamo accolti da una
giornata stupenda e un gran caldo che ci fa saggiare così l’ambiente che ci
ritroveremo l’indomani.
La giornata passa così in scioltezza all’EXPO dove, oltre al
ritiro dei pettorali, si potevano sgranocchiare numerose prelibatezze dalle
varie località, sedi delle altre eco-competizioni in calendario.
Arriviamo così "al
dunque" e alla gara vera e propria.
Nella centralissima piazza di Collelongo
- piccola cittadina
nell’Appennino abruzzese - alle 8.30 in punto, accompagnati dalle note
dell’organetto abruzzese, circa 300 scatenati trailer provenienti soprattutto
dal Centro-Sud, cominciano la loro sfida contro 42 km e 1500 metri di
dislivello tra sentieri e strade sterrate.
Il percorso, dopo 17 km di lancio su tracciato pressoché pianeggiante,
ripassa per l’abitato ed entra nel vivo con una salita di 7 km su mulattiera
prima e sentiero poi, fino ad arrivare in quota in un continuo saliscendi fino
a 7 km dall’arrivo, dove ci si immette negli stessi 7 km della salita di andata
e a grandi falcate verso l’arrivo.
Termino così la seconda tappa di questo “Giro d’Italia
eco-trail” dopo 3h e 55’ e segnare sull’agenda il prossimo impegno: 8 luglio –
Ecomaratona del Ventasso nell’Appennino reggiano.
------------------------------------------------------------------------------------------------
ECOMARATONA DEI MARSI e ARCHEORUN TRA NUOVI SAPORI, SOLE,
BOSCHI E
MEDAGLIE ... di Andrea Micangeli
Erano le 8,30 e pronti al via della EcoMaratona eravamo
in 280... (di cui ben 253 al traguardo!), alle 9,30 sarebbe partita la
Archeo run con i suoi altrettanti podisti lanciati sui 13km. Il clima era
fresco alla partenza ma già si intuiva che la giornata sarebbe stata
splendida: calda al sole e piacevolmente fresca sui sentieri che attraversano
il bosco ed il cucuzzolo, a 1700m di altitudine.
Dopo la prima ora e
mezza di corsa, il Sole aveva già lasciato la brina degli steli fioriti, per
sceglie di brillare sulle perle di fatica degli atleti e delle
atlete! Eravamo tutti nel mezzo del magico pratone fiorito di
giallo che unisce le due gare in un unico torrente di persone con
I polmoni e gli occhi rapiti dai profumi e dai colori...
Mentre sulla
montagna nel giro lungo avevo incontrato Pierluigi ecomaratoneta, all'
"incrocio" vedo passare veloci altre due atlete di Roma83 impegnate
nell'Archeorun... Annalisa e Chiara.
..e torna in mente il viaggio di
andata con loro ed il "prezioso" carico di medaglie, le più sottili e
povere, forse del medagliere degli atleti di questa gara, ma sicuramente
quelle con uno "spessore nuovo diverso di solidarietà...." come avevamo
commentato alla presentazione... in fondo anche questo è un motivo
in più per non mollare!
Ma i percorsi dell'ArcheoRun e dellla
EcoMarsi si sfiorano solamente nel passaggio lungo l'intenso
pratone.
Le velocità sono ovviamente troppo diverse (la prima è a metà
la seconda e solo agli inizi...di una lunghissima storia) ma segue una salita
di più di un km che "sembra" livellare le velocità, è notevole il dislivello
(8,3 m ogni 100)... e poi si torna scendendo al paese di Collelongo
e per gli "Archeo" è conclusa...
Tocca a noi "ecomarathonici"...
inerpicarci su per salite da 14 e poi da 18,5 metri di dislivello (più di 6
piani!!!) per ogni 100 metri... per poi lanciarsi incoscienti
sulle stesse discese.
Le medaglie al collo dei maratoneti erano quelle
del laboratorio dei campi profughi Saharawi, sono piaciute alla ottima
organizzatrice Annamaria Manna, e Aurelio Michelangeli (che aveva inventato
il tracciato del percorso, prima di unirsi lui stesso alla competizione) ma
anche dal Sottosegretario al nuovissimo Ministero dello
Sport, Lolli...
All'arrivo sono state elogiate dal Sindaco di
Collelongo, paese che ci ha accolto fin dall'inizio con amicizia e
con buonissimi dolci.
Insomma una bella soddisfazione, anche per il
progetto Saharawi e Sharamarathon dello stesso circuito delle Ecomaratone
( http://www.ecomarathon.it ) e
soprattutto per il gruppo di studenti e studentesse di ingegneria
della *Sapienza* (Bruno, Lighea, Gabriella, Tullia e Cesare) che erano
venuti ad assistere alla prima delle fasi di consegna del progetto
"medaglie"... erano partiti per un progetto di "tecnologie per l'autonomia"
ed si sono lanciati in un bell'esordio, la loro prima gara in
assoluto!
Così stanchi e pieni di buona aria nei polmoni,
abiamo visto volare via anche la EcoMaratona dei Marsi e la sua
ArcheoRun, con una piccola ma tenace compagine di USRoma 83: Annalisa
Sonnino e Chiara Fiore che hanno chiuso brillantemente l'Archeo Run,
trovandosi (con tempi migliori della precedente edizione) al 9 e 10 posto.
Mentre per Fabio Riccitelli nell'Archeo e per Danilo Orlandi, Pier Luigi
Maramma, e Andrea Micangeli (che vi scrive) nella EcoMarsi saprete presto i
risultati non appena clickiate le classifiche su ( http://www.ecomaratonadeimarsi.it
).
Ecco alcuni commenti a caldo:
" la fortuna di provare queste
sensazioni almeno una volta nella vita " (Chiara)
"Bellissima impresa
che voi ecomaratoneti avete compiuto e che noi, archeorunner, abbiamo -
forse- un po' invidiato e sicuramente ammirato! Perchè il vostro si che è
stato un vero VIAGGIO!" (Annalisa)
"fa parte del percorso che reputo
estremo....per una gara, comunque ieri abbiamo raggiunto, vissuto e visto
qualcosa, che non si può descrivere se non lo vivi"
(Enrico presidente della Nuova Podistica Latina, sopravvisuto ad una
caduta rovinosa)
u consiglio dello stesso Enrico subito dopo la
gara...c'è stata una bella "biretta", la più buona integratrice del
mondo! Pochi sanno che lassù sulle montagne...accanto al
classico e frequente ristoro erano disponibili anche pezzetti
di pancetta, bistecca e dolcetti raffinati!!! E vi assicuro che
correre sul crinale tra due valli è un ricordo indelebile, le salite sempre
nuove, improvvise e imprevedibili, "ohi! ma che ve ne inventate sempre
una nuova,... di salita da queste parti" chiedevamo al buon Guerrino,
anziano atleta locale... che in discesa davanti a noi, abbiamo velocemte
perso di vista...
|